Intervista

Francesco

per

L'ORA DEL SALENTO

Dicembre 2003

1. Come hai fatto a conciliare l'aspetto sempre più “profano” della musica moderna con la tua scelta di una vita per Gesù?

Una scelta di vita non è una vera scelta se non viene contestualizzata e sofferta in un determinato ambito. Il mondo dello spettacolo è sicuramente uno dei più ricchi di compromessi e di falsi miti, ma penso che proprio in queste condizioni ci sia più bisogno di una strada sicura che ti porti sempre e comunque da qualche parte. Per noi cristiani è dura testimoniare la fede in questo ambiente, ma è anche vero che abbiamo una marcia in più: il coraggio della speranza, forse il più bel dono che Cristo ci ha lasciato. Comunque, essere cantante/credente oggi, è certamente meno difficile che essere prete-praticante in questo secolo. Chi ce la fa va ammirato e sostenuto.

2. Questa tua scelta ha mietuto qualche vittima? Mi spiego! Le persone importanti della tua vita hanno sempre approvato e sostenuto le tue scelte?

Seguire le mie scelte, ma soprattutto i miei ritmi è davvero difficile, me ne rendo conto. In passato c'è chi si è stancato di starmi dietro, forse perchè chiedeva solo di starmi accanto e questo non era sempre possibile, diviso com'ero tra Musica e Università. Spero non si ripeterà. Essere sempre in movimento e in cerca di un nuovi equilibri mi fa sembrare sempre folle agli occhi di chi mi sta vicino. Fortunatamente, però, le persone che ho accanto oggi vanno oltre la mia "follia" e mi amano per quello che sono e questo mi spinge ancora di più a fare le mie scelte con determinazione e responsabilità. Forse anch'io sto imparando ad amare meglio.

3. Incontrare i giovani, parlare a loro, raccontare e raccontarsi: è questo che fai con la tua musica! Perché hai scelto di farlo?

Nella mia adolescenza ho sempre cercato qualcuno che mi ascoltasse, non che avessi molto da dire, ma c'era il desiderio di essere interessante agli occhi degli altri. Quando, più tardi, ho capito che le corde della mia chitarra non servivano solo per suonare, ma per legare a me cuori e sogni di altre persone allora mi sono detto "finalmente mi ascoltano". Ora non restava che raccontargli con le mie canzoni quello che intanto la vita mi aveva donato di essere. Più che una scelta di cantare, la mia è un'esigenza di comunicare. Spero di farlo sempre con amore, professionalità e dignità.

4. Dopo averli incontrati, che pensi dei giovani della nostra diocesi?

Come sai io sono di Taranto, quindi un vostro cugino regionale e conosco bene il calore del Sud in manifestazioni come queste. Devo dire però che da molto tempo non passavo un week-end così ricco di sorrisi come quello appena trascorso . Ne ho trovato uno in ogni volto incontrato. E' un grande segno distintivo per l'Azione Cattolica e, insieme alla tessera di adesione, un segno di grande impegno alla serenità del vivere. A casa vostra sono arrivato come cugino, sono ripartito come fratello. Grazie!