Quando si accende quella luce rossa sulle telecamere, la prima cosa che viene in mente è che in un attimo tutto quello che farai e dirai avrà un peso diverso dal solito.
Arriverai agli occhi e, speri, al cuore di persone che neanche conosci, mettendo in gioco tutto te stesso in pochi minuti.
In un'intervista, la tentazione di "apparire" invece che di "essere" è sempre in agguato, ma negli studi di Rai Sat Ragazzi c'era una tale complicità tra noi cantanti e lo staff dello studio, che mi è bastato raccontare me stesso con molta semplicità perchè risultasse "buona la prima!".
Certo, vedendo il set, ti viene da pensare che tutto sia finto e che in realtà lo spettatore possa venire abilmente "preso in giro" dal montaggio finale dello spettacolo.
Riflettendo bene, però, se questa "finzione" viene coscienziosamente messa al servizio di una realtà fatta di valori e passioni vere, il regista televisivo assume i connotati di un direttore d'orchestra piuttosto che di un triste impiegato dell'etere.
Spero di aver portato in televisione un po' di "tele emozione" da ricordare insieme alla mia esperienza e la mia musica.
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