Cronaca di un sogno |
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1. Ho ancora in testa
Ho ancora in testa treni, binari e orari che mi separavano dal sogno. Ho ancora in testa le parole di chi mi ha detto: "Non ti illudere". Ho ancora in testa le parole di chi mi ha sempre detto: "Ce la farai!" Non so per quale misterioso viaggio mentale ho in testa anche una mia foto da bambino (cosa farò da grande?), le lezioni all'università (la mia strada “sono” due), la mia famiglia (se andrà male saprò da chi andare), la mia ragazza (se andrà male saprò chi abbracciare). Ho ancora in testa suoni, rumori, battiti, sveglie insistenti e voci di notte, musicamusicamusica e ancora musica per poter dire: "C'ero anch'io". Ho ancora in testa Bologna '97. Dove il sogno è cominciato. 2. Per un sogno così ci vuole il prefisso
Può una telefonata dare vita ad un sogno?... "Pronto? Sono don Giandomenico Valente, responsabile dell'Hope Music Festival... vorrei parlare con Francesco... siamo interessati alla tua canzone... con te altri sette ragazzi... Compact Disc... Musicassette... Aldo Fedele... Stadio... Marco Brusati... Paolo Diotti... Allan Goldberg... Pino Daniele... il Papa... sei interessato?... allora ci vediamo presto." Ecco più o meno quello che la mia mente è riuscita a fotografare di quella telefonata vissuta (causa fortissima emozione) nella più totale incoscienza. Ma, santa incoscienza, benedico il momento in cui la mia voce ha detto Sì! Capivo che stavo per vivere una bella avventura, ma non potevo sapere né quanto sarebbe stata grande (certamente più di me) né dove mi avrebbe spinto nei mesi a venire.
E la strizza era già cominciata! 3. Il gioco si fa duro
Pronti? Via! Il viaggio in treno vola alla velocità dei miei pensieri e delle mie fantasie. Poi il treno rallenta... si ferma... un'occhiata al cartellone azzurro... LENOLA: ci siamo! Ad accogliermi, dopo un lievissimo ritardo di un paio di mezz'ore c'era lui: Erasmo Coccoluto che, per la verità, dato il nome, avevo immaginato diverso, non più vecchio o più giovane, ma diverso e comunque mai così "Troppo forte". Altro pilastro di amicizia di quei giorni: Marco Brusati, uno che non spreca le parole, anzi se le appunta addirittura su un foglietto (che puntualmente perde!) in modo da poterle usare quando "faranno più effetto". E, insieme ad Erasmo Coccoluto, con me di parole ne hanno usate davvero tante. Non che fossi duro a capire (o forse sì!), ma per me sembrava un'altra lingua. E se tre sono stati i giorni disponibili, solo dieci sono stati i minuti utili in cui Francesco è diventato FRANCESCO. Ma di questo ve ne accorgerete anche voi tra qualche riga... Dopo i primi, rituali e ancora per poco convenzionali discorsi sulla materia Musica & Vita, mi accorgevo che pian piano si cominciava a fare sul serio: il nostro doveva essere un testo d'autore. Mi si è chiesto: "Spogliati" degli schemi, delle vecchie idee, delle rime baciate, di tutto quello che impedisce di essere se stessi quando si scrive una canzone. Sarà stata una delle suddette "frasi a effetto", sarà stata la difficoltà a capire le regole del gioco, ma in quei momenti non riuscivo ad essere più nudo di così. E proprio quando pensavo che l'unico modo fosse "strapparmi" la pelle da dosso, ecco che, toccato il fondo, si cominciava a nuotare verso l'alto. Verso "Tutto il cielo dentro un uomo solo". Ma Lenola è stata anche Simona, Tony, Luciano, Emanuele, Pablopablopablo, Fabio e ancora Aldo fedele e Paolo Diotti, il "boss" don Giandomenico Valente, l'altro "boss" don Antonio del Casale, l'Amicizia. Grazie a tutti. di tutto. 4. Pizza alla Musica per due
Ci sono persone da cui, per imparare, bisogna sorbirsi ore di indispensabili, ma noiosissime parole. Ce ne sono altre che, per imparare e non dimenticare, ti basta solo starle a guardare: i gesti, le espressioni, gli occhi lucidi di chi si “autocommuove” per quello che fa e le esclamazioni quando apprezza quello che fai. Alla seconda categoria appartiene quello che io definisco "il filosofo della musica" e considero un esempio artistico e umano da seguire (anche se so che non vorrebbe sentirsi definire così): Aldo Fedele (tastierista di Lucio Dalla, STADIO, Ami Stewart). Conoscendolo di fama solo come musicista di grandi artisti, come per mia natura, l'ho subito mitizzato e rinchiuso in quell'album di figurine patinate che è la mia fantasia. Conoscendolo di persona ho staccato e riattaccato quella figurina in un altro album, quello delle persone che cambiano la mia storia. Categoria: amici. La pasta c'era ed era ben cotta, ma ci mancava il condimento che stuzzica l'appetito; così la mia canzone aveva qualcosa di buono, ma gli mancava il vestito di gala. E in quell'atelier elettronico di Napoli, Aldo “il sarto” era già al lavoro. E allora vai col monta e smonta, taglia e cuci, stravolgi e "era meglio prima", ascolta, riascolta e riascolta... Alla fine il pezzo è pronto per essere cantato, per completarsi con l'unico strumento "vero" della pre-produzione (a parte, naturalmente la chitarra di Gianluca, che ringrazio): la mia voce. Parte la base... Parte la voce... E parto anch'io per il viaggio di ritorno verso Taranto: il compitino è stato fatto, missione "Napoli" compiuta. Ci vediamo a Bologna. 5. Compitini? No, grazie!
La parola "Produzione" sembrava troppo grande per me. Forse perché‚ si era a Bologna, dove nell'aria insieme all'ossigeno si respirano note cromate e chiavi di violino, o forse perché‚ sapevo di dover cantare su una base suonata da alcuni dei migliori musicisti del momento, ma ho cominciato una piccola guerra con me stesso: Io contro quello che avrei voluto essere. In quei giorni ho ritrovato Erasmo, Aldo, Luciano e i Manislegate, Pablo e ho conosciuto un'altra figurina del mio album personale: Gianluca Gadda. Data la sua silhouette, Categoria: amicone. Ospitalissimo padrone di casa, ma non solo, bravo musicista, ma non solo, grande consolatore, ma non solo e padrone della mascotte di Hope Music: Isotta, un affettuosissimo cane boxer femmina che approfitto per accarezzare. Il lavoro comincia, ma l'ombra di una seconda Lenola si affaccia. Il consiglio è sempre lo stesso: "spogliati" da te stesso. Ma la lezione che avevo creduto di imparare a Lenola era troppo sbiadita, consumata nel tempo, da quel virus mentale chiamato presunzione. E per la seconda volta mi trovavo giù a grattare un fondo di cui però stavolta sentivo anche l'odore. Un odore che era paura di perdere la mia canzone perché‚ troppi altri ci avevano messo le mani, un odore che sapeva di occasione perduta e, chissà quando poi ripassata. Ma anche qui dieci su tre. Dieci minuti di luce su tre giorni di rumoroso buio. E il primo minuto è partito proprio quando mi sono reso conto di stare semplicemente vivendo la prima strofa della mia canzone... ma alla prima ne seguiva un'altra... e poi il ritornello... ...e allora non mi restava che viverla tutta. Anche se è andata, so che avrei potuto fare di meglio e so anche di aver desiderato in quel momento più che mai che Aldo mi regalasse un suo AAAHHHH!!! di approvazione. Ma capisco che c'era da guadagnarselo. 6. Allora è tutto vero!
E ci risiamo: stesso binario, stessa stazione e stesse lacrime d'orgoglio di mio padre e di mia madre che mi accompagnano verso un treno che mi porterà sullo stesso binario e verso la stessa stazione di due mesi prima. La città è ancora Bologna. Ed io sono "ancora un po' più io". Questa volta ci sono proprio tutti: Erasmo, Simona, Tony, don Giandomenico, Luciano, Emiliano, Pablo & Ricky con Simona, Marco, Tonino, Emanuele, Aldo, i "tosi" di Padova, Nick, Emanuele e Andrea, don Antonio, Gianni, Daniele Mignardi, Gianluca ed alcune "new entry" tra cui Vitaliano dalla Penna, Carlo Climati, Rino, Luigi e Daniele, Annalisa, Massimo e Serena e poi Giorgia dolcissima "crocerossina" da palco per tutti noi allo sbaraglio. Nessuno aveva il coraggio di ammetterlo, ma si respirava tra di noi un'arietta frizzante, ma di latente competizione a causa di chi di noi sarebbe stato scelto per la mondovisione. Rullo di tamburi: Manislegate. Per fortuna la notizia è arrivata già il primo giorno di prove e dopo i primi momenti, l'umana delusione lasciava il posto agli auguri, agli onnipresenti "in bocca al lupo" e i "siete tutti noi" fino a trovare quei forti e sinceri abbracci che non hanno bisogno di parole e forse non ne vogliono neanche. Adesso che anche questa è fatta, TUTTI al lavoro, obiettivo: Sabato pomeriggio. E tra le freddure di Tony e le jam session con Paolo Diotti, passando per le capriole di Pablo e la sempre più evidente stanchezza dei nostri "boss", si arriva a venerdì notte. Le ore che ci separavano dal giorno dopo le avevamo già vissute mille volte nei nostri sogni ed ora erano lì e tutte le nostre domande su come riempirle lasciavano il posto ad un'unica risposta: stavano passando, molto lentamente, ma stavano passando. E intanto c'era chi addirittura non bastandogli il giorno parlava e cantava anche di notte. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. Il nostro giorno. Come si sarà già capito, questi sono i momenti che amo vivere nell'incoscienza (per la verità non saprei viverli in altro modo), sta di fatto che in un tempo indecifrabile mi sono ritrovato lavato, vestito, “colazionato”, imbarcato sul furgone e scaricato al centro agroalimentare di Bologna dove si sarebbero tenuti il mio concerto del pomeriggio e la mondo visione con il Papa. Sentivo allora di dover fotografare nella mia mente tutti i momenti anche quelli apparentemente insignificanti prima che si dissolvessero nella "distrazione da emozione". E allora via a studiarmi la struttura del palco, la posizione più favorevole per quel gesto, i metri che avrei fatto per raggiungere il mio posto, contare le persone che arrivavano, ripassare il testo, salutare i miei amici di Taranto, abbracciarli anche se per la prima volta ero completamente "dall'altra parte", trovare il mio spazio nel mega camerino, cercare di capire dall'espressione dei boss se tutto andava bene o no... 15.30 Comincia la festa. Ormai la bomba è innescata. Presentazione Manislegate Tony nevoso (Aiuto!) Simona Paolella (Aiuto!Aiuto!) Francesco Sportelli (Vai e divertiti!) E allora sali quei gradini (occhio a non inciampare!), guardi il bordo del palco che pian piano ti svela facce che non conosci, cerchi disperatamente un punto di riferimento, lo trovi, rispondi alle domande di Arianna Ciampoli la presentatrice (chissà cosa avrò risposto!), sei pronto, guardi il mixer, parte la base, fingi uno spudorato playback con la chitarra, stai per cantare e ti viene la tentazione di battere un dito sul microfono per controllare se è acceso, non c'è più tempo, "Ci sono attimi...", un istante, "…un uomo solo", stop. Fine delle trasmissioni. Almeno per il momento. 7. Quell'"Uomo solo"
In quei giorni anche se il resto del mondo dormiva (e purtroppo la terra tremava) mi piace pensare di essere stati la colonna sonora delle notti di tutta Italia. Tra poco comincerà un altro grande show e noi saremo in prima fila aspettando i big del mondo e i Big del nostro cuore: Manislegate. Ma il grande concerto nasconde e mette in evidenza il nostro essere arrivati lì: il Papa. Io sono lì, fissando a pochi metri una porta drappeggiata che aspetta di schiudersi e donarci quell'inconfondibile sagoma bianca. La scenografia della serata è imponente, ma Lui, anti-divo per eccellenza e senza aver chiesto rulli di tamburo (ugualmente donati), fa il suo ingresso sul palco. E' il tripudio. L'aspetto "televisivo" della manifestazione ha leggermente offuscato l'importanza della Sua presenza tanto che continuo a chiedermi se quello che ho visto era il concerto per il Papa o il papa per il Concerto. Ma le emozioni continuano e, sul finire della serata, raggiungono il top grazie ad un gesto e una frase che, santa incoscienza, ho donato al Pontefice. Non so come, ma si forma una fila per andare a salutare il Sommo e, non so come, ma mi ci ritrovo in mezzo alla distanza di un metro da Lui, il miglior candidato al posto da protagonista nella mia canzone. Un cardinale mi dice: "Basta, adesso.", ma andarmene in quel momento sarebbe stata un'azione che non mi sarei mai perdonato e, infatti, dico al porporato qualcosa nel mio dialetto, afferro la mano del Papa, mi avvicino all'orecchio e gli sussurro un tenero "Ti voglio bene" seguito da un bacio sulla guancia. Sarebbe già il massimo, ma quando Lui con la sua voce debole, ma inconfondibile mi risponde "Anche io", sono io a raggiungere il tripudio e solo per quello che stavo vivendo in quel momento era valsa la pena fare tutto quello che avevo fatto per essere lì. Gongolante torno al mio posto ed ora si aspetta solo Luciano & Co. Vengono annunciati e, mentre ci inventiamo una òla, compaiono sul palco, parte la base, canto con loro, ricordo le parole come fossero le mie... gran finale e grandi Manislegate. Ce l'hanno fatta. Ed io con loro. 8. Quello che può fare un Sogno
Allora, ricapitoliamo: Bologna '97 - Il Sogno è ancora un pensiero, il Sogno nasce, il Sogno inizia a vivere, il Sogno cresce, il Sogno illude, il Sogno sveglia, il Sogno si ricorda, Il Sogno sogna, il Sogno sbaglia, il Sogno si realizza, il Sogno non finisce mai di realizzarsi, il Sogno spera, la Speranza sogna... Ma c'è ancora qualcosa che il Sogno può fare. Bologna '97 - Il Sogno continua... FINE (?) |
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